L’amico immaginario: perché non devi preoccuparti

Se il tuo bambino parla con qualcuno che non vedi, non pensare subito a qualche problema. Tra i 3 e i 7 anni è normalissimo che un bambino inventi un amico immaginario con cui chiacchierare, condividere segreti e persino litigare. Secondo gli esperti di Santagostino Psiche, si tratta di una tappa del tutto normale dello sviluppo cognitivo ed emotivo, non di un campanello d’allarme. I bambini più creativi e intelligenti sono spesso proprio quelli che ragionano con se stessi e con compagni inesistenti.

Una ricerca dell’Università di Washington e Oregon ha rivelato che circa due terzi dei bambini hanno un amico immaginario con cui dialogano, litigano e giocano prima di prendere sonno, nel ritorno da scuola o quando si ritrovano soli a casa. Il bambino costruisce il suo “doppio” giorno per giorno, gli dà un nome inventato o storpiato, sviluppa un linguaggio segreto condiviso solo tra loro due. L’idea di avere un segreto, di essere in due a sapere qualcosa che gli adulti non sanno, rafforza il carattere e aiuta il bambino ad affrontare il mondo esterno con più sicurezza.

Pensateci: anche noi adulti abbiamo qualcosa di simile. Io stesso ancora oggi ho un personaggio immaginario che subentra nei miei pensieri più stupidi e diventa protagonista. Noi adulti lo chiamiamo “alter ego”, ma la sostanza è la stessa. L’amico immaginario offre la possibilità di comunicare in modo indiretto sentimenti troppo intensi o dolorosi, proiettando paure e speranze in un compagno che non giudica e non tradisce mai.

Uno dei momenti in cui i genitori si preoccupano di più è quando il bambino attribuisce all’amico immaginario colpe o responsabilità sue. In questi casi la cosa giusta è intervenire con affetto e rispetto, facendogli capire la realtà senza demolire il suo mondo. Deridere il bambino o trattare il suo amico come una stupidaggine è completamente fuori luogo: lui sa benissimo che l’amichetto non esiste, ma per lui quel gioco è una cosa seria. Ridicolizzarlo significherebbe ferirlo e fargli perdere la voglia di condividere il suo mondo interiore.

Se il bambino ti invita a partecipare, per esempio chiedendo di apparecchiare la tavola anche per il suo amico invisibile, acconsenti. Entra nel gioco, con piatti e cibo invisibili, senza esagerare. Nella maggior parte dei casi l’amico immaginario scompare naturalmente intorno agli 8-9 anni, quando il pensiero concreto prende il sopravvento e il bambino non ne ha più bisogno. Un giorno sparisce e basta. Se invece dopo i 9 anni il bambino continua a coltivare questa fantasia rifiutando nello stesso tempo la compagnia dei coetanei, vale la pena rivolgersi a un professionista. Puoi trovare uno specialista vicino a te su GuidaPsicologi.it, che raccoglie professionisti qualificati in tutta Italia.

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