Cercare lavoro fisso in Germania da italiano è un’esperienza che logora. Non perché il lavoro non esista, ma perché il sistema che dovrebbe aiutarti a trovarlo funziona spesso contro di te. Parlo per esperienza diretta, dopo oltre un decennio qui. Ho raccontato altri aspetti di questa vita nella sezione Vic… un italiano in Germania!, se sei curioso di come funziona davvero il quotidiano qui, parti da lì.
Prima di tutto, la domanda che mi fanno spesso: vale la pena trasferirsi in Germania per lavorare e vivere meglio? La risposta dipende da quanto sei disposto a lasciare alle spalle. Se hai la forza di staccarti dalla famiglia, di ricominciare da zero e di reggere l’incertezza dei primi anni, allora sì, ha senso provarci. Ma c’è una condizione che nessuno sottolinea abbastanza: studia il tedesco prima di partire. Il tedesco è una lingua ostica, per certi versi paragonabile al russo, e non essere portati per le lingue non è una scusa che il mercato del lavoro accetta.
In Italia avevo lavorato come grafico pubblicitario e impaginatore per quotidiani locali, in condizioni che definire precarie sarebbe un eufemismo: paga inadeguata, mobbing, instabilità cronica. La Germania sembrava un’alternativa concreta. I primi anni li ho trascorsi a lavorare nel weekend per una ditta di pulizie italiana, il che ha significato due anni senza imparare una parola di tedesco in più e con uno stipendio che non giustificava il sacrificio. Poi è arrivata l’esperienza in un grande magazzino di una multinazionale del settore abbigliamento e profumi, un marchio che chiunque riconoscerebbe. Un anno e mezzo di contratti mensili rinnovati, una lettera di referenze entusiastica e poi, senza preavviso e senza motivazione, una lettera di fine rapporto. Solo con il tempo ho capito la logica: cento operai fissi e cinquecento a contratti brevi, intercambiabili come le batterie di una radio. Non sei una risorsa, sei una variabile.
Da quel momento mi sono affidato alle agenzie interinali, le cosiddette Zeitarbeitfirmen. Se non sai da dove iniziare, la Bundesagentur für Arbeit , l’agenzia federale del lavoro tedesca , è il punto di riferimento ufficiale per orientarsi tra le agenzie accreditate. Sulla carta sembrano la soluzione più rapida, nella pratica sono un circolo vizioso. Mandi il curriculum, ti chiamano per un colloquio, compili montagne di fogli informativi, ti registrano nel database e poi sparisci dai loro radar. Tocca a te richiamarli per ricordargli che esisti. In anni di ricerca ne ho contattate una trentina, quasi tutte con lo stesso schema. Solo una si è rivelata apertamente non professionale al punto da superare ogni limite.
Quella storia merita di essere raccontata per intero. Mi hanno convocato la sera stessa con poche ore di preavviso per una prova di lavoro in turno notturno. Ho accettato, ho fatto il turno, ho dimostrato quello che dovevo dimostrare. Le condizioni di lavoro non erano accettabili, quindi ho declinato la proposta. Il problema è che per quella giornata di lavoro non sono mai stato pagato. L’agenzia ha fissato cinque appuntamenti successivi per la retribuzione, tutti saltati. Nel frattempo avevo speso soldi tra metropolitana e benzina per presentarmi a quegli appuntamenti fantasma. Alla fine ho lasciato perdere, consapevole che insistere sarebbe costato più di quanto avrei recuperato.
Il punto di questo articolo non è scoraggiare nessuno. La Germania offre opportunità reali, e trasferirsi qui resta un’esperienza che cambia il modo di vedere le cose. Ma bisogna arrivarci con aspettative calibrate, non con l’idea che basti attraversare un confine per trovare tutto quello che mancava. Se hai dubbi sui tuoi diritti come lavoratore, il DGB , Deutscher Gewerkschaftsbund è il sindacato confederale tedesco e offre supporto anche per i lavoratori stranieri. Pretendi sempre per iscritto quello che ti viene promesso, non lavorare mai senza un contratto firmato in mano e non fare l’eroe: gli straordinari non pagati e i favori non contraccambiati non costruiscono nessuna carriera.