rima di parlare di hacker bisogna capire di chi stiamo parlando, perché il termine viene usato in modo impreciso quasi ovunque. In realtà esistono figure distinte. Il cracker è chi elude i sistemi informatici per trarne profitto o creare danni, il termine fu coniato da Richard Stallman proprio per distinguerlo dall’hacker. Il phreaker è chi studia e sfrutta le reti telefoniche e i sistemi di comunicazione. L’hacker in senso stretto è un esperto di sicurezza informatica capace di entrare in sistemi protetti, non necessariamente con intenzioni criminali. Spesso nella storia reale queste figure si sovrappongono. Ecco le dieci più significative.
Kevin Mitnick, “Condor”
Probabilmente il nome più noto della storia dell’hacking, Kevin Mitnick è scomparso il 16 luglio 2023. Nato in California nel 1963, da adolescente iniziò con lavoretti in negozi di elettronica prima di scoprire computer e modem. Scelse il soprannome “Condor” dopo aver visto il film I tre giorni del Condor. La sua firma era l’ingegneria sociale, non solo exploit tecnici, ma la capacità di ottenere informazioni riservate guadagnando la fiducia delle persone con l’inganno. Inventò la tecnica dell’IP spoofing, che consente di falsificare l’indirizzo IP del mittente in una rete. Arrestato nel 1995 dopo una caccia durata anni, fu incarcerato senza processo e rilasciato nel 2000 con divieto di usare internet fino al 2003. Negli ultimi anni della sua vita era amministratore delegato di Mitnick Security Consulting LLC, un’azienda di consulenza sulla sicurezza informatica.
Mathew Bevan
Hacker britannico di Cardiff, nel 1996 a soli 21 anni riuscì ad accedere ai file del Griffiss Air Force Base Research Laboratory di New York usando un Commodore Amiga con un programma chiamato Roxbox. La sua motivazione era dimostrare l’esistenza di un “complotto UFO”. L’agente speciale Jim Christy dell’Air Force disse di lui: “È uno degli hacker che ha quasi iniziato una terza guerra mondiale.” Arrestato il 21 giugno 1996, fu accusato di accesso non autorizzato a sistemi di USAF, NASA e NATO. La sua storia ha molte analogie con quella di Gary McKinnon.
Anonymous
Più che un gruppo, Anonymous è un fenomeno. Nato nel 2003 sulla imageboard 4chan, dove il nickname “Anonymous” veniva assegnato automaticamente a chi commentava senza registrarsi, si è evoluto in una forma di attivismo digitale globale senza leadership né gerarchia, il “busto senza testa” come simbolo non è casuale. Hanno attaccato il governo cinese, il Vaticano e la CIA. Non sono motivati dal denaro e nessuno dei membri principali è mai stato identificato definitivamente. Combattono per la libertà di internet, la trasparenza e quella che considerano giustizia digitale. Puoi approfondire il loro operato su Electronic Frontier Foundation, che monitora da anni le implicazioni legali e politiche dell’hacktivismo.
Vladimir Levin
Non tutti gli hacker agiscono per sfida o convinzioni politiche. Levin, hacker russo, nel 1995 violò i computer di Citibank rubando quasi 10 milioni di dollari da numerosi conti correnti. La cosa sorprendente è che non usò una connessione internet standard, ma riuscì ad accedere al sistema di telecomunicazione della banca intercettando conversazioni private dei clienti. La polizia recuperò solo 400.000 dollari. Fu condannato a 3 anni di prigione e alla restituzione di 240.000 dollari.
Jonathan James, “C0mrade”
Una storia che fa riflettere. A 15 anni si introdusse nei network del Dipartimento della Difesa americano e hackerò i sistemi della NASA, scaricando dati sufficienti a comprendere il funzionamento della Stazione Spaziale Internazionale. Il valore stimato dei file sottratti: 2 milioni di dollari. La NASA fu costretta a spegnere i propri server per tre settimane. Nel 2008, tormentato da accuse per attacchi che probabilmente non aveva commesso, James si tolse la vita. Una vicenda che dice qualcosa di preciso su come i sistemi trattano chi finisce nel mirino, colpevole o no.
Adrian Lamo, “L’hacker senza casa”
Noto per la sua propensione a spostarsi continuamente, difficile da rintracciare. Nel 2002 violò la rete interna del New York Times, accedendo ai database privati e ottenendo informazioni personali di oltre 3.000 collaboratori esterni. Condannato a 2 anni e al pagamento di 65.000 dollari di multa. È tornato alla ribalta per il suo coinvolgimento nelle operazioni di WikiLeaks, contribuendo a sottrarre e pubblicare materiale classificato dell’esercito americano.
The Syrian Electronic Army (SEA)
Attivo dal 2011 come gruppo segreto in supporto al presidente siriano Bashar al-Assad, la SEA non puntava al furto di dati ma alla destabilizzazione. Ha reso inaccessibili Twitter, Facebook, New York Times, Huffington Post e LinkedIn. I suoi obiettivi privilegiati erano le organizzazioni occidentali che promuovevano politiche contrarie al governo siriano.
Albert Gonzalez
Fondatore del gruppo criminale “ShadowCrew”, Gonzalez è uno dei ladri informatici più prolifici della storia. Si stima abbia rubato 170 milioni di carte di credito e bancomat. Il suo gruppo non si limitava ai dati finanziari: produceva anche falsi passaporti, tessere sanitarie e certificati di nascita per furti d’identità, sottraendo 4 milioni di dollari. Arrestato e condannato a 20 anni di carcere.
Max Ray Butler, “Iceman”
Consulente di sicurezza informatica di giorno, hacker di notte. Ha rubato oltre 2 milioni di carte di credito sottraendo ai possessori più di 86 milioni di dollari. Creò inoltre un mercato online dove gli hacker potevano comprare e vendere dati finanziari rubati. Arrestato nel 2007 e condannato a 13 anni di carcere.
01
Lo pseudonimo di un hacker greco che si infiltrò nei sistemi della compagnia francese Dassault Group, rubando l’archivio dei progetti per nuove armi, inclusi file sensibili sui jet da guerra. Vendette queste informazioni a diversi Stati nell’arco di cinque anni, causando alla Dassault perdite stimate in 360 milioni di dollari. Non è mai stato identificato ufficialmente: secondo le autorità potrebbe essere un matematico di circa 58 anni.
Due nomi mancano deliberatamente da questa lista: Edward Snowden e Julian Assange. Non perché siano meno rilevanti, anzi. Ma le loro storie meritano uno spazio a parte, perché quello che hanno fatto va oltre l’hacking e tocca qualcosa di più profondo sul rapporto tra potere, informazione e libertà. Ne parlerò in articoli dedicati. Fammi sapere se ti interessa.
Se vuoi capire meglio come funziona la sicurezza informatica oggi e come proteggerti, il punto di partenza più serio è Cybersecurity & Infrastructure Security Agency, la fonte ufficiale americana, tradotta e consultabile anche da non tecnici.